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A partire dagli anni 2000, per il trattamento delle varici da reflusso safenico, si sono affermate in campo flebologico, tutte quelle tecniche che privilegiavano l’obliterazione all’asportazione chirurgica della safena in quanto, a parità di risultato, si dimostravano molto meglio tollerate dai pazienti e potevano essere effettuate in anestesia locale garantendo un ritorno più rapido alle proprie attività lavorative.

 

Lo stesso NICE (National Institute for Health and Care Excellence) a partire dal 2013, ha messo nelle proprie linee guida ai primi posti le tecniche di obliterazione endovascolare per il trattamento dell’insufficienza safenica, preferendole allo stripping chirurgico, che fino a qualche anno prima era stato il trattamento di riferimento.

 

Le tecniche che provocano obliterazione permanente e definitiva del tronco safenico si suddividono in:

  • Termiche quelle che utilizzano le radiofrequenze, il laser o il vapore.
  • Chimiche quelle che utilizzano la colla di cianoacrilato.

Come erroneamente si potrebbe pensare non è da considerarsi in questo gruppo la scleroterapia, perché, pur ottenendosi dalla somministrazione di un prodotto chimico, sclerosante, non ottiene una obliterazione permanente e definitiva: la chiusura ottenuta è il risultato di un processo infiammatorio acuto, con la formazione di un trombo endovenoso, la cui ricanalizzazione è un fenomeno che si verifica nella maggior parte dei casi. Quindi ottiene una obliterazione temporanea.

 

Invece il trattamento con la colla di cianoacrilato è una metodica endovascolare che si esegue con una minima anestesia locale.

La safena viene cateterizzata con la tecnica di Seldinger dal 1/3 superiore di gamba fino a 5 cm dalla crosse safeno-femorale, sotto guida ecografica e la colla viene somministrata con un dispenser, che consente la liberazione di piccole e ben definite quantità di prodotto, per il trattamento di 3 cm di vena per volta, fino alla completa chiusura della stessa.

Il risultato è una immediata, permanente e definitiva chiusura del vaso.

Il tasso di obliterazione a 5 anni è il 97%. La parete della safena del paziente subisce un lento processo infiammatorio cronico “da corpo estraneo” che provoca la chiusura permanente del vaso.

Il risultato funzionale è quello della safenectomia chirurgica con il vantaggio di un immediato recupero postoperatorio ed una immediata ripresa delle proprie attività.

 

Approfondimento a cura di:

Dott. Paolo Bortolotti

Specialista in Chirurgia generale

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