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	<title>Arti superiori Archivi - Clinica San Paolo</title>
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	<description>Clinica Privata in Pistoia, Toscana. Centro di eccellenza per chirurgia, servizi ambulatoriali e diagnostiici, oftalmologia e oculistica.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Oct 2024 10:08:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Arti superiori Archivi - Clinica San Paolo</title>
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		<title>Sindrome di De Quervain</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Casa di Cura San Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 07:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi e Malattie]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Che cosa è La malattia, che prende il nome dal chirurgo svizzero che la descrisse, è un&#8217;infiammazione della guaina dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="nome_pagina_cms"> <strong><em>Che cosa è</em></strong></h3>
<div id="cms_id_79" class="testo cmsbefore">
<p>La malattia, che prende il nome dal chirurgo svizzero che la descrisse, è un&#8217;infiammazione della guaina dei tendini estensore lungo e abduttore lungo del pollice. La sua frequenza è sei volte superiore nel sesso femminile.</p>
<h3><strong><em>Che cosa la provoca</em></strong></h3>
<p>I microtraumi prolungati e reiterati del polso e del pollice causano un’infiammazione con successivo ispessimento della guaina dei due tendini. Questo determina un’alterazione dello scorrimento del tendine all’interno della sua guaina. Soggetti a rischio sono i musicisti, le neo-mamme (posizioni coatte del polso durante l’allattamento con il biberon e quando si solleva il neonato), persone che usano a lungo il computer (tastiera e mouse), nelle sarte. Talvolta si associa a malattie reumatiche infiammatorie come l&#8217;artrite reumatoide. In effetti, all&#8217;epoca di De Quervain, questa era conosciuta come la malattia delle balie e delle ricamatrici. Esiste una discreta possibilità di prevenire la comparsa della malattia, ad esempio evitando di effettuare per ore ed ore lo stesso tipo di movimento, utilizzando posizioni corrette e distribuendo il lavoro, quando possibile, sulle due mani.</p>
<h3><strong><em>Sintomi</em></strong></h3>
<p>Il dolore, localizzato nella regione radiale del polso e sul pollice, insorge gradualmente e talvolta si irradia all’avambraccio; è esacerbato dai movimenti di estensione e abduzione del pollice quando il polso è in deviazione ulnare (es. aprire un barattolo, strizzare un panno, girare una chiave, dare la mano). Si associa impotenza funzionale e tumefazione locale, dolore vivo e intenso alla digitopressione nella regione interessata. Può presentarsi un rigonfiamento della guaina che è di consistenza dura. Piuttosto frequente è il formicolio al dorso del pollice provocato dall&#8217;irritazione di un piccolo ramo nervoso che decorre sopra la guaina ispessita.</p>
<h3><strong><em>Diagnosi</em></strong></h3>
<p>La diagnosi è solitamente clinica. Nei casi dubbi è utile una conferma ecografica. Talvolta è opportuno eseguire una radiografia del polso nelle proiezioni antero-posteriore e laterale per escludere patologie di tipo degenerativo. Una prova molto utilizzata è il segno di Finkelstein che si esegue facendo stringere il pollice all&#8217;interno delle altre dita chiuse a pugno e contemporaneamente chiedendo al paziente di inclinare il polso nella direzione opposta a quella del pollice. Questa manovra provoca un intenso dolore nella sede in cui la guaina si è ristretta.</p>
<h3><strong><em>Trattamento delle forme iniziali</em></strong></h3>
<div>Come in molte patologie infiammatorie, il riposo funzionale, per evitare i movimenti che esacerbano il dolore, è la prima linea di trattamento. Talvolta si ricorre all’immobilizzazione di polso e pollice con un tutore. I farmaci antinfiammatori per via orale sono utili nel controllo del dolore e, parzialmente, dell’infiammazione. La terapia fisica strumentale (iontoforesi, laserterapia, tecarterapia) può essere utile per ridurre l’infiammazione e quindi il dolore. Gli esercizi di stretching possono essere utili. Un’infiltrazione singola di corticosteroidi localmente determina la remissione dei sintomi nel 50-80% dei casi.</div>
<h3><strong><em>Trattamento delle forme avanzate</em></strong></h3>
<div>I pazienti con dolore persistente nonostante la terapia conservativa sono candidati all’intervento chirurgico che consiste nella liberazione dei tendini estensore breve e abduttore lungo del pollice. L&#8217;intervento  viene effettuato con l&#8217;anestesia di tutto l&#8217;arto ed in Day Hospital ed ha una durata di circa 15 minuti. Dopo l&#8217;intervento la mano ed il pollice vengono immobilizzati per i primissimi giorni con una stecca di gesso o un tutore rigido. In occasione della prima medicazione viene rimossa la stecca e viene applicato un bendaggio morbido. Dopo circa 12 giorni vengono asportati i punti e si inizia un breve programma di riabilitazione della mano.</div>
</div>
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		<title>Dito a scatto</title>
		<link>https://www.casadicurasanpaolo.it/disturbi-e-malattie/dito-a-scatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Casa di Cura San Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 07:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi e Malattie]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa è  I muscoli che muovono le dita della mano terminano con i tendini flessori che passano nel polso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="nome_pagina_cms"><strong><em>Che cosa è </em></strong></h3>
<p>I muscoli che muovono le dita della mano terminano con i tendini flessori che passano nel polso e si inseriscono sulle falangi. Quando si flette un dito, il flessore scorre in tunnel chiamati pulegge. Il dito a scatto è il risultato della infiammazione di questi tendini con riduzione dello spazio a disposizione e si manifesta con la formazione di un nodulo tendineo doloroso alla base del dito interessato. Questo causa il caratteristico scatto nei movimenti di flessione e di estensione del dito dovuto alla difficoltà meccanica incontrata dal nodulo a scorrere al di sotto della puleggia accompagnato da dolore e limitazione dei movimenti. Questa malattia, la cui causa non è specifica, è più frequente nel sesso femminile, tra i 40 ed i 60 anni, nei pazienti con diabete o artrite e nei lavoratori manuali. I sintomi più comuni sono:</p>
<ul>
<li>Dolore al palmo della mano alla base del dito che peggiora estendendo il dito;</li>
<li>Gonfiore alla base del dito sempre sul palmo, e rigidità;</li>
<li>Scatto al movimento di estensione.</li>
</ul>
<p>I sintomi tendono ad essere maggiormente avvertiti dopo un periodo di riposo, ad esempio al risveglio al mattino e tendono a diminuire dopo l&#8217;utilizzo della mano.</p>
<h3>Trattamento</h3>
<p class="nome_pagina_cms">All&#8217;inizio si può tentare di risolvere la patologia con l&#8217;utilizzo di farmaci antinfiammatori orali o praticando un&#8217;infiltrazione di cortisone nella puleggia. Qualora questi tentativi non dessero i risultati sperati, la soluzione è l&#8217;intervento chirurgico effettuato in anestesia locale che consente di allargare la puleggia liberando, così, il tendine. La prima medicazione verrà effettuata dopo circa sette giorni, mentre la rimozione dei punti avverrà dopo quindici. Dopo l&#8217;intervento è necessario osservare un periodo di riposo, nel quale si potrà muovere liberamente la mano ma bisognerà evitare sforzi, lavori manuali impegnativi, traumi sulla sede di intervento. Sarà inoltre necessario iniziare a muovere e stendere il dito fin dal giorno dopo l&#8217;intervento, per evitare la formazione di aderenze tendinee.</p>
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		<item>
		<title>Dito a Martello</title>
		<link>https://www.casadicurasanpaolo.it/disturbi-e-malattie/dito-a-martello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Casa di Cura San Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 10:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi e Malattie]]></category>
		<category><![CDATA[Arti inferiori]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos’è il dito a martello? Con il termine &#8220;dito a martello&#8221; o &#8220;dito di Mallet&#8221; si fa riferimento ad una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Che cos’è il dito a martello?</h2>
<p>Con il termine <em>&#8220;dito a martello&#8221; </em>o<em> &#8220;dito di Mallet&#8221;</em> si fa riferimento ad una deformazione in flessione dell&#8217;articolazione interfalangea terminale nella quale la punta del dito si piega e l&#8217;estensione diviene quindi impossibile.</p>
<p>Il dito a martello è una <strong>deformità molto frequente della mano o del piede</strong>. Il nome deriva dalla forma ricurva assunta dalla struttura anatomica colpita. All’origine di questa deformità c’è un’instabilità dell’articolazione provocata da uno squilibrio tra i muscoli brevi e i muscoli lunghi del dito interessato. <strong>A seconda della falange colpita, si distinguono dito a martello, a maglio o ad artiglio</strong>. Questa deformità si accompagna spesso all&#8217;<a title="Alluce Valgo" href="https://www.casadicurasanpaolo.it/alluce-valgo/"><strong>alluce valgo</strong></a>, condizione in cui l&#8217;alluce devia verso le altre dita del piede giungendo, nei casi più gravi, a sovrapporsi al secondo e al terzo dito.</p>
<h2>Quali sono le cause del dito a martello?</h2>
<ul>
<li>Questa deformazione può derivare da un danno tendineo o da una avulsione ossea che causano una flessione forzata della articolazione interfalangea distale (IFD). In tal modo si determina un’instabilità dell’articolazione colpita per lo <strong>squilibrio tra i muscoli brevi e i muscoli lunghi del dito interessato</strong>; ne consegue la degenerazione o rottura della capsula articolare a livello metatarso-falangeo e, quindi, l’instabilità tra la falange e il corrispettivo osso metatarsale che predispone alla deformità.<br />
Possibili cause di questa patologia sono:</li>
<li>Predisposizione congenita</li>
<li>Diabete, in quanto può causare insensibilità agli arti inferiori</li>
<li>Patologie articolari</li>
<li>Patologie circolatorie</li>
<li>Patologie neuromuscolari</li>
<li>Traumi alle dita</li>
<li><strong>Le calzature</strong>: con scarpe troppo strette, soprattutto in punta, e tacchi troppo alti, le dita dei piedi possono premere contro la punta o la parte superiore delle calzature costringendole in una posizione innaturale e causando dolore.</li>
</ul>
<h2>Quali sono i sintomi del dito a martello?</h2>
<ul>
<li>Deformità del dito, che assume l&#8217;aspetto come di un martello oppure di un artiglio</li>
<li>Dolore mentre di cammina o nel muovere il piede</li>
<li>Difficoltà a muovere il dito</li>
<li>Calli provocati dallo sfregamento con la calzatura.</li>
</ul>
<h2>Come prevenire il dito a martello?</h2>
<p>Per evitare lo sviluppo del dito a martello è bene <strong>prestare attenzione alle scarpe indossate</strong>. È consigliabile quindi che le calzature:</p>
<ul>
<li>Siano comode, di tessuto morbido, con tacchi bassi e spazio sulla punta che non costringa le dita.</li>
<li>Non trattare i calli: questi sono solo la conseguenza di una cattiva postura e rappresentano una difesa della pelle. I trattamenti contro i calli talvolta possono determinare infezioni e maggior dolore, meglio agire sulle cause che ne hanno generato la formazione.</li>
</ul>
<h2>Trattamento</h2>
<p>Le contusioni possono essere trattate con uno splint che mantenga l&#8217;articolazione IFD in estensione e lasci libera l&#8217;articolazione interfalangea prossimale (IFP). Le fratture con avulsione si ricompongono solitamente dopo 6 settimane, mentre i danni tendinei richiedono circa 8-10 settimane per la riparazione del collagene.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acromionplastica</title>
		<link>https://www.casadicurasanpaolo.it/trattamenti-clinici/acromionplastica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gstrambi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2014 19:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trattamenti clinici]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos&#8217;è E&#8217; l&#8217;intervento chirurgico di riparazione dell&#8217;articolazione acromion-claveare della spalla e consiste nella regolarizzazione dell&#8217;acromion. L&#8217;acromion è la prominenza ossea della scapola [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Che cos&#8217;è</h2>
<p>E&#8217; l&#8217;intervento chirurgico di riparazione dell&#8217;articolazione acromion-claveare della spalla e consiste nella regolarizzazione dell&#8217;acromion. L&#8217;acromion è la prominenza ossea della scapola che si articola con la clavicola formando così l&#8217;articolazione acromion-claveare (AC).</p>
<h2>Cause</h2>
<p>La lussazione dell’AC rappresenta una delle lesioni più frequenti negli sportivi che praticano sport da contatto e di lancio. Rappresentano il 3% di tutte le lesioni di spalla e il 40% delle lesioni di spalla negli sportivi. La gran parte delle lussazioni AC avvengono nella II e III decade; i maschi sono più frequentemente colpiti (M/F=5-10:1). Avvengono per traumi diretti sulla parte laterale della spalla con l’arto in posizione addotta o per cadute con l’arto addotto. La classificazione accettata universalmente distingue le lesioni legamentose dell’AC in: distorsione dei legamenti acromion-claveari, senza rottura (tipo I); rottura dei legamenti acromion-claveari con integrità dei legamenti coraco-clavicolari (tipo II); rottura completa dei legamenti acromion-claveari e coraco-clavicolari (tipo III); lussazione completa della clavicola in direzione posteriore, nel contesto del trapezio (tipo IV); lussazione acromion-claveare completa con distacco delle inserzioni muscolari del trapezio e del deltoide dall’estremità distale della clavicola con traslazione superiore della clavicola (tipo V); lussazione inferiore della clavicola in sede subacromiale o subcoracoidea (tipo VI). Quest’ultima è solitamente associata a fratture, lesioni vascolari e nervose (lesione del plesso brachiale).</p>
<h2>Sintomatologia</h2>
<p>Consiste nel dolore elettivo sull’articolazione AC, esacerbato dai movimenti di elevazione e abduzione dell’arto; raramente presenza di ecchimosi. Nelle lesioni di tipo I-II non sempre è evidente una chiara alterazione del profilo anatomico della spalla. Nelle lesioni di tipo III è evidente la lussazione superiore della clavicola, ma questa è riducibile con la digitopressione (segno del pianoforte). Nelle lesioni di tipo IV-V-VI, la lussazione è irriducibile, talvolta la lussazione non si apprezza ispettivamente, ma con la palpazione.</p>
<h2>Diagnosi</h2>
<p>La radiografia nelle proiezioni antero-posteriore a confronto con quella della spalla controlaterale è fondamentale per la diagnosi e per valutare la gravità del quadro.</p>
<h2>Trattamento</h2>
<p>Nelle lesioni di tipo I e II il trattamento è esclusivamente conservativo mediante immobilizzazione in tutore per 3 settimane e successivo programma riabilitativo. Il trattamento delle lesioni di tipo III è ancora controverso. Non è stata osservata alcuna differenza significativa, per dolore e forza, tra il trattamento conservativo e quello chirurgico. Il trattamento chirurgico è indicato in atleti o lavoratori che eseguono movimenti al di sopra del piano della testa e in caso di persistenza della sintomatologia algica per almeno 3 mesi dopo il trattamento conservativo. È bene sottolineare che il trattamento chirurgico non necessariamente risolve completamente la deformità estetica. Nelle lesioni di tipo IV-V-VI è necessario l’intervento chirurgico entro 2 settimane dal trauma. Dopo l’intervento il paziente viene immobilizzato in tutore per almeno 8 settimane, e successivamente inizia un protocollo di riabilitazione volto al recupero funzionale della spalla trattata. Il ritorno alle attività sportive e alle attività pesanti è consentito dopo 6 mesi.</p>
<p>Vedi anche:<a title="Lesione della cuffia dei rotatori" href="https://www.casadicurasanpaolo.it/lesione-della-cuffia-dei-rotatori/"> Lesione della cuffia dei rotatori</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.casadicurasanpaolo.it/trattamenti-clinici/acromionplastica/">Acromionplastica</a> proviene da <a href="https://www.casadicurasanpaolo.it">Casa di Cura Privata San Paolo - Dal 1985 Diagnostica | Ambulatori | Chirurgia | Oftalmologia</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lesione della cuffia dei rotatori</title>
		<link>https://www.casadicurasanpaolo.it/disturbi-e-malattie/lesione-della-cuffia-dei-rotatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gstrambi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2014 19:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi e Malattie]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos&#8217;è Le lesioni della cuffia dei rotatori sono la causa più comune di dolore alla spalla nei pazienti con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.casadicurasanpaolo.it/disturbi-e-malattie/lesione-della-cuffia-dei-rotatori/">Lesione della cuffia dei rotatori</a> proviene da <a href="https://www.casadicurasanpaolo.it">Casa di Cura Privata San Paolo - Dal 1985 Diagnostica | Ambulatori | Chirurgia | Oftalmologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Che cos&#8217;è</h2>
<p>Le lesioni della cuffia dei rotatori sono la causa più comune di dolore alla spalla nei pazienti con più di 50 anni. Possono altresì interessare anche pazienti più giovani, in particolar modo soggetti che praticano sport di lancio o sport che comportino un elevato impegno dell’arto superiore.</p>
<p>La cuffia dei rotatori (muscoli sopraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo) mantiene la testa dell&#8217;omero nella cavità glenoidea della scapola. La lesione e l&#8217;infiammazione dei tendini di questi muscoli si verificano frequentemente negli sport in cui si deve portare ripetutamente il braccio al di sopra della testa (p. es., baseball; nuoto a stile libero, dorso e farfalla; sollevamento pesi; sport con racchetta). La proiezione in avanti di una spalla anteposta causa l&#8217;urto della testa dell&#8217;omero con l&#8217;acromion (parte anatomica della scapola) e il legamento coracoacromiale, che nella rotazione entra in conflitto con il tendine del sopraspinato. L&#8217;irritazione cronica causa borsite subacromiale, infiammazione ed erosione dei tendini. Una forza acuta eccessiva, può strappare la cuffia dei rotatori. Se l&#8217;esercizio viene continuato nonostante il dolore, la lesione evolve in periostite (infiammazione della parte esterna dell&#8217;osso) e quindi nel distacco dei tendini dalla loro inserzione sulla tuberosità omerale.</p>
<h2>Cause</h2>
<p>Le lesioni della cuffia dei rotatori possono essere traumatiche o atraumatiche. Le lesioni atraumatiche sono più frequenti oltre i 50 anni e sono dovute a fattori intrinseci (progressiva riduzione della resistenza meccanica del tendine per fenomeni degenerativi del tessuto tendineo) ed estrinseci (conflitto, o <em>impingement, </em>tra la cuffia dei rotatori e l’arco coraco-acromiale). La rottura può interessare uno o più tendini ed essere di varia grandezza e forma. La lesione può avvenire all’interfaccia osso-tendine (lesioni degenerative atraumatiche) o essere intratendinea (lesioni traumatiche), può essere parziale (interessato meno del 50% del tendine) o completa.</p>
<h2>Sintomatologia</h2>
<p>È rappresentata da dolore e deficit di forza. Il dolore ha esordio insidioso con andamento graduale, si estende alla faccia laterale della spalla e del braccio e spesso si irradia verso l’inserzione del deltoide. È esacerbato da attività oltre il piano della testa<em> </em>e recede con il riposo. È caratteristico il dolore notturno quando il paziente dorme sul lato affetto, di entità tale da interferire col riposo. Il deficit di forza è massimo nelle attività oltre il piano della testa (pettinarsi, sostenere l’asciugacapelli, prendere il portafogli e allacciarsi il reggiseno). Le lesioni parziali sono estremamente dolorose. L’arco di movimento attivo è compromesso mentre quello passivo è conservato.</p>
<h2 align="JUSTIFY">Diagnosi</h2>
<p align="JUSTIFY">La radiografia nelle proiezioni antero-posteriore è utile nel valutare processi degenerativi a carico della articolazione gleno-omerale e l’ampiezza dello spazio sub-acromiale. La risonanza magnetica è l’esame più adeguato per la valutazione dell’integrità della cuffia dei rotatori. La sua sensibilità è prossima al 100% per le lesioni complete. È necessaria per capire l’anatomia patologica della lesione (tendini lesionati, retrazione tendinea, atrofia muscolare, infiltrazione grassa dei ventri muscolari) e fare il programma pre-operatorio. L’artrografia in risonanza magnetica aumenta la sensibilità dell’indagine per la diagnosi di lesioni parziali.</p>
<h2 align="JUSTIFY">Trattamento</h2>
<p align="JUSTIFY">Le lesioni complete hanno la tendenza a diventare massive.</p>
<p align="JUSTIFY">Le lesioni parziali pur essendo molto dolorose non hanno una tendenza evolutiva spiccata.</p>
<p align="JUSTIFY">Le piccole lesioni non sintomatiche, lesioni parziali con dolore moderato e senza deficit di forza possono essere trattate conservativamente. Il trattamento conservativo prevede l’utilizzo di terapia infiltrativa locale con corticosteroidi o acido ialuronico in sede subacromiale e/o un adeguato protocollo di fisioterapia che preveda l’utilizzo di tecniche strumentali antalgiche (ipertermia, ultrasuoni, tecar, magnetoterapia) associato a un programma di rieducazione motoria. Le indicazioni principali al trattamento chirurgico sono invece le lesioni acute traumatiche, la persistenza del dolore nei pazienti non responsivi al trattamento conservativo, le lesioni massive anche se non sintomatiche (col tempo diventano irreparabili), pazienti con dolore continuo associato a deficit di forza. L’indicazione chirurgica è influenzata anche dalle caratteristiche della lesione stessa e da fattori sistemici legati al paziente: età, stato funzionale, livello di attività, aspettative e comorbidità. Si possono utilizzare tecniche a cielo aperto, mini-open o artroscopiche. Il risultato clinico della riparazione presenta risultati molto soddisfacenti, indipendentemente dal tipo di tecnica utilizzata. La tecnica artroscopica è ormai diventata una procedura di routine seguendo una generale e comune evoluzione verso una chirurgia meno invasiva. A prescindere dalla tecnica prescelta, il trattamento consiste nella reinserzione del tendine in corrispondenza dell’inserzione anatomica mediante ancore di sutura. Dopo l’intervento il paziente viene immobilizzato in un tutore in lieve abduzione e rotazione neutra per 4 settimane. Segue un programma riabilitativo di 8 settimane volto al recupero dell’arco di movimento e della forza muscolare. I tendini lesi vanno messi a riposo e i muscoli della spalla non lesi andrebbero rinforzati. Il paziente deve evitare movimenti di spinta e fare quelli di trazione, sempre che non causino dolore.</p>
<p align="JUSTIFY">Vedi anche: <a title="Acromionplastica" href="https://www.casadicurasanpaolo.it/acromionplastica/">Acromionplastica</a></p>
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		<title>Chirurgia della Mano per Malattia di Dupuytren</title>
		<link>https://www.casadicurasanpaolo.it/trattamenti-clinici/chirurgia-della-mano-per-malattia-di-dupuytren/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gstrambi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 10:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trattamenti clinici]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un intervento chirurgico può ridurre la flessione delle dita, che in alcuni casi col tempo si può ripresentare. Lo scopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un intervento chirurgico può ridurre la flessione delle dita, che in alcuni casi col tempo si può ripresentare.</p>
<p>Lo scopo della chirurgia per la <a title="Malattia di Dupuytren" href="https://www.casadicurasanpaolo.it/malattia-di-dupuytren/"><strong>malattia di Dupuytren</strong></a> è di ripristinare l&#8217;uso normale delle dita. Il chirurgo della mano può valutare caso per caso se l&#8217;intervento chirurgico sia indicato.</p>
<p>Alcune considerazioni sulla chirurgia: la presenza di un nodulo nella mano non significa che sia necessario un intervento chirurgico; la flessione della dita è solitamente correggibile con un intervento chirurgico; la chirurgia potrebbe non eliminare completamente la flessione delle dita; talvolta degli innesti di cute sono necessari per ricoprire delle aree che rimarrebbero altrimenti scoperte con l&#8217;intervento chirurgico.</p>
<p>Talvolta vengono utilizzati dei tutori per aiutare le dita a mantenersi diritte dopo la chirurgia; un fisioterapista della mano può essere d&#8217;aiuto nel periodo post-operatorio per ridurre il gonfiore e per migliorare la mobilità delle dita.</p>
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		<title>Chirurgia del Tunnel Carpale</title>
		<link>https://www.casadicurasanpaolo.it/trattamenti-clinici/chirurgia-del-tunnel-carpale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gstrambi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 10:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trattamenti clinici]]></category>
		<category><![CDATA[Arti superiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sindrome del tunnel carpale È dovuta alla compressione del nervo mediano al polso, nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sindrome del tunnel carpale</h2>
<div>È dovuta alla compressione del nervo mediano al polso, nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale. La sua incidenza è di 5:1.000, colpisce più spesso le donne, è più comune oltre i 50 anni ed è bilaterale in 1/3 dei casi. Più frequentemente senza una causa apparente, può talvolta essere secondaria a fattori che agiscono aumentando il volume delle strutture contenute all’interno del tunnel carpale: ipertrofia sinoviale dei tendini flessori del polso, cisti, lipomi.</div>
<div></div>
<h2> Sintomi e diagnosi<b> </b></h2>
<div class="shares">
<p>Nelle fasi iniziali prevalgono i sintomi irritativi quali formicolii, sensazione di intorpidimento o gonfiore alle prime tre dita e alla falange distale del quarto dito, soprattutto al mattino e/o durante la notte; successivamente compare dolore irradiato, talvolta, fino alla spalla. Se la patologia si aggrava subentrano i sintomi deficitari: perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano, atrofia dell’eminenza tenar (pollice). I sintomi comprendono dolore della mano e del polso associati a parestesie e torpore, classicamente distribuiti lungo il nervo mediano (lato palmare del pollice, indice e dito medio e la metà radiale del dito anulare) ma che possono coinvolgere anche l&#8217;intera mano. Tipicamente, il paziente si sveglia la notte con un dolore urente o con indolenzimento e con torpore e parestesie e deve scuotere la mano per ottenere sollievo e ristabilire la sensibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">La diagnosi è confermata dalla positività del segno di Tinel, nel quale il formicolio (parestesia) è riprodotto percuotendo con un martelletto la superficie volare del polso a livello del nervo mediano e del tunnel carpale. Ulteriori test comprendono le manovre di flessione del polso (p. es., segno di Phalen). Atrofia del tenar e debolezza nell&#8217;elevare il pollice si possono sviluppare più tardi. La diagnosi è confermata da test elettrodiagnostici di velocità di conduzione del nervo mediano, che offre un accurato indice della conduzione motoria e sensitiva nel nervo.<br />
L’elettromiografia/elettroneurografia (EMG/ENG) mostra un allungamento della latenza distale motoria (oltre 4,5 ms) e sensitiva (oltre 3,5 ms).</p>
<h2 align="JUSTIFY">Terapia<b> </b></h2>
<p align="JUSTIFY">La terapia è sintomatica in assenza di deficit della forza, della sensibilità o di severe anomalie all’esame EMG/ENG. Si avvale di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) per via orale, terapia strumentale (ultrasuoni, ionoforesi, laser), infiltrazioni locali di cortisone che, tuttavia, possono provocare fibrosi del nervo, e tutori notturni per evitare la flessione del polso. La terapia chirurgica è consigliata quando i sintomi sono costanti e quando l’EMG/ENG mostra segni di danno neurologico. Consiste nella decompressione del tunnel carpale mediante sezione del legamento trasverso del carpo (tetto del tunnel carpale). Può essere effettuato con tecnica tradizionale “a cielo aperto” o endoscopica. È importante non operare il paziente troppo tardi, poiché, nonostante la decompressione del nervo, possono permanere disturbi sentivi e motori.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.casadicurasanpaolo.it/trattamenti-clinici/chirurgia-del-tunnel-carpale/">Chirurgia del Tunnel Carpale</a> proviene da <a href="https://www.casadicurasanpaolo.it">Casa di Cura Privata San Paolo - Dal 1985 Diagnostica | Ambulatori | Chirurgia | Oftalmologia</a>.</p>
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